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Archivio Febbraio 2018

SAN MARINO : TERRA DI LIBERTÀ’ E DI CIVILTA’

27 Febbraio 2018 Commenti chiusi

SAN MARINO : TERRA DI LIBERTA’ E DI CIVILTA

 

La Repubblica di San Marino, uno degli stati più piccoli al mondo, può vantare una lunga e ininterrotta tradizione di istituzioni politiche volte a garantire la massima garanzia di piena cittadinanza ai propri concittadini. Infatti l’Unesco ha dichiarato la Repubblica di San Marino patrimonio dell’umanità proprio per la sua storia plurisecolare per cui sin dal XIII secolo d. C gode di un regime socio-economico di esenzione dai tributi per tutti i suoi cittadini.

La Repubblica si è sempre dichiarata orgogliosa e gelosa dei propri statuti e della propria autonomia a tal punto da rifiutare, come nel caso di Napoleone Bonaparte, laute e vantaggiose proposte d’ingrandire i propri domini. Non è un caso che i confini dello stato sammarinese siano rimasti inalterati dal lontano 1463 quando in seguito alla vittoria della coalizione pontificia contro Sigismondo Pandolfo Malatesta ottenne i domini di Domagnano, Fiorentino, Montegiardino, Serravalle e Faetano da papa PIO II.

Allo stesso modo San Marino, nell’Ottocento in pieno clima risorgimentale, ospitò diversi politici italiani braccati ora dalle truppe pontificie, ora dalle truppe francesi ora dalle truppe austriache. Emblematico fu il caso di Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, che ottenne asilo politico nel 1849 in fuga da Roma.

Questa lunghissima storia di autonomia nasce nel 301 d. C quando un tagliapietre della Dalmazia, in fuga dalle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano contro le comunità cristiane , trovò finalmente rifugio sul Monte Titano .

Qui fondò una comunità e da allora il territorio fu nominato “Terra di San Marino”; sul punto di morte il Santo dichiarò “Vi lascio liberi da ambedue gli uomini” alludendo chiaramente alle due potentissime istituzioni, capaci di scatenare conflitti interminabili, ossia il Papato e l’Impero.

Ora la repubblica vive fondamentalmente di turismo, in gran parte proveniente dalla riviera romagnola e conta una popolazione di circa trentamila abitanti.

Pittoresco è il borgo che sta esattamente sotto la rocca, ossia Borgo Maggiore che si caratterizza per la bella piazza con i portici e il campanile. Da questo borgo si può godere di una fantastica vista della Val Marecchia fino al Mare Adriatico.

Ho un ricordo molto bello di questa piazza, luogo di un vivacissimo mercato : era una sera di Agosto e nella piazza si festeggiava l’arrivo della squadra nazionale dai giochi para-olimpici. Gli atleti furono portati in trionfo, intervenne pubblicamente l’assessore allo sport per poi fare festa con fuochi d’artificio, balli, aperitivi, stuzzichini.

L’assessore affermò l’orgoglio della repubblica per essere riuscita ad ottenere diverse medaglie e soprattutto per essere riuscita ad inserire, con un certo successo, nel circuito dello sport mondiale persone con disabilità, ma comunque vogliose di partecipare e di trasmettere il loro entusiasmo.

Insomma da San Marino al mondo.

San Marino fa parte della regione della Romagna, terra generosa, accogliente, aperta per definizione.

Questa terra è stata un laboratorio , a partire dagli anni Settanta del Novecento,per tutte quelle esperienze volte al recupero delle persone dedite alla tossicodipendenza e agli emarginati. La comunità di San Patrignano, alle porte di Rimini, resta l’esempio più famoso ed eclatante.

Anche San Marino, in pieno spirito romagnolo, contribuisce fattivamente al recupero sociale dei tossicodipendenti attraverso esperienze lavorative d’alto livello. In questo senso ho avuto modo d’apprezzare l’esperienza di un vero e proprio atelier di ceramica dove lavorano a tempo pieno ex-tossicodipendenti diventati abili artigiani, specializzati nella creazione di souvenir della repubblica sammarinese, che si trovano nei negozi del centro storico, invaso dai turisti.

Si tratta di un messaggio molto significativo: in una terra che per definizione è terra di libertà, vengono concretamente aiutate le persone a liberarsi definitivamente da dipendenze ossessive- compulsive proprio per essere non solo liberi di, ma soprattutto per essere liberi da.

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INVITO AD ORGANIZZARSI PARTE SECONDA

15 Febbraio 2018 Commenti chiusi

SEMINARIO “UN INVITO AD ORGANIZZARSI” PARTE SECONDA

Prende la parola il docente M. Oggioni che delinea i capisaldi della scuola di Barbiana :

 

  1. Imparare insieme; il docente sta insieme agli alunni, ognuno si confronta con l’altro senza eliminare le gerarchie.
  2. Ricerca del maestro da parte degli alunni come guida morale e spirituale del gruppo classe.
  3. L’alunno preferito è l’alunno più lento; in questa ottica appare evidente la negazione della scuola volta alla competizione a favore di un mo­dello che personalizza tempi e modi dell’appren­dimento. A titolo d’esempio gli alunni di don Mi­lani impiegarono ben nove giorni a scrivere una lettera agli alunni di Mario Lodi. Era un lavoro collettivo.
  4. Lettura del quotidiano nella scuola di Bar­biana costituiva una prassi consolidata e può es­sere interpretata come scelta d’uscire dall’aula per conoscere la realtà circostante nella sua complessità. In questo modo saltano le classiche divisioni disciplinari proprie della scuola.
  5. La scuola di Barbiana era una scuola privata che guardava al bene pubblico

 

A questo punto inizia una discussione nella quale in­tervengono alcuni studenti, i quali sottolineano come attualmente manchi una vera e propria idea di scuola in quanto si vogliono inseguire modelli tecnologici sempre più sofisticati. Pertanto il modello scolasti­co italiano mira alla produzione per cui la cultura, il sapere servono al profitto.

Non c’è tempo per appassionarsi, per comprendere ve­ramente quanto si sta apprendendo.

Invece è quanto mai necessario riflettere sul messag­gio profondo della scuola di Barbiana per cui la cul­tura, il sapere, il formarsi costituiscono una risor­sa per andare avanti: pensiamo a Primo Levi che ad Auschwitz parlava con il suo compagno alsaziano di Ulisse, recitando Dante !

La provocazione di don Milani a non bocciare vuole essere uno stimolo affinché la scuola sia una comuni­tà educante dove ognuno possa trovare il proprio per­corso d’apprendimento, personalizzando tempi e modi.

Appare chiaro il messaggio che se l’alunno non sta bene, non cresce, non va avanti. La scuola in questi casi ha l’obbligo di rallentare.

 

CONCLUSIONI DI ENRICO PANINI

L’attuale assessore al bilancio del Comune di Napoli, già segretario regionale della CGIL scuola, osserva come la lezione di don Milani sia stata perfettamente compresa solo negli ultimi decenni quando le riforme scolastiche degli ultimi anni hanno minato le conqui­ste sociali iniziate con le manifestazioni del ’68.

Paradossalmente il sindacato e don Milani s’incontra­no idealmente solo dopo il varo della riforma Morat­ti, ossia con il tentativo di privatizzare l’istitu­zione scuola.

La lettura del libro “Lettera a una Professoressa” indica chiaramente il principio secondo il quale l’attività e la funzione docente non possono essere riconducibili a mere pratiche burocratiche.

In realtà il docente è un intellettuale di massa che mette al servizio della comunità, specie dei più bisognosi, le sue conoscenze.

Il motto “non si boccia “ si deve tradurre nella ricerca continua del dialogo con l’alunno, volta a personalizzare il suo processo d’apprendimento che deve sfociare nella costruzione della propria identità individuale e soprattutto sociale.

 

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DON MILANI : invito ad organizzarsi

14 Febbraio 2018 Commenti chiusi

SEMINARIO “INVITO AD ORGANIZZARSI”- CAMERA DEL LAVORO- MILANO

6/02/2018

Un invito ad organizzarsi” è la frase scritta da Don Milani come introduzione al libro “Lettera a una Professoressa”.

Marianna Saracena : ha lavorato come docente di scuola primaria, agli inizi degli anni settanta nel quartiere Comasina di Milano. Gran parte degli alunni proveniva da famiglie povere costrette a vivere in mini alloggi.

La classe in cui lavorò la docente Saracena fu una seconda che presentava molti alunni ripetenti: erano alunni ribelli per cui la scuola appariva come nemica e spesso sapevano parlare solo in dialetto.

Pertanto l’attenzione dell’insegnante fu concentrata nella lettura, in classe si leggeva sempre, in particolar modo i quotidiani che scrivevano sul quartiere Comasina: in questo modo la lettura diventava di fatto una lettura critica in cui gli alunni stessi commentavano gli articoli di giornale.

Poco alla volta la classe fece gruppo accogliendo i nuovi inserimenti e fondamentale fu la partecipazione alle rivendicazioni sociali, come ad esempio l’apertura dei Consultori Familiari.

Patrolcini ; l’analisi parte dalla considerazione che, proprio a ridosso della pubblicazione del libro della scuola di Barbiana, furono varate importanti riforme scolastiche che portarono al tempo pieno, alla nascita della scuola materna statale, fino ai Decreti Delegati(1974/75).

Tuttavia occorre osservare come la scuola italiana non fosse affatto di massa; ad esempio solo il 40% degli iscritti superava la scuola media per cui esisteva una forte sacca di esclusi che andava così a lavorare.

Anche allora esisteva una forte diffidenza verso i partiti, molto rigidi e strutturati ideologicamente per cui l’alternativa era sociale ossia la partecipazione alle rivendicazioni di piazza per ribaltare le disuguaglianze.

Infine Patrolcini ribadisce il ruolo fondamentale svolto da intellettuali quali Dolci, Pasolini, don Milani, la cui lezione influiva grandemente nella spinta di modrenizzazione del paese.

Don Gino Rigoldi: sottolinea l’importanza d’investire nel sociale, favorendo l’istituzione di progetti quali le case-alloggio aperte alle giovani famiglie attraverso affitti calmierati o quelli che mirano al reinserimento dei giovani carcerati nel mondo del lavoro.

L’importante è non avere paura dell’altro ed avere la capacità di relazionarsi, creando così legami saldi.

Don Rigoldi afferma che a scuola occorre fare gruppo, costruire relazioni basate sulla bellezza, sul senso di giustizia ed uguaglianza.

Corrado Mandreoli : gli anni delle rivendicazioni sociali, proprie degli anni settanta, hanno avuto come sfondo un contesto nel quale le persone volevano fondamentalmente migliorare sia la loro condizione sociale sia quella umana. Andare avanti negli studi, nella formazione significava migliorarsi e cercare spazi per aggregarsi e discutere sulle scelte da compiere.

Mandreoli fa osservare come in quegli anni la fabbrica fosse il luogo dove si disegnava il modello di società italiana, basata sulla disuguaglianza, sul differente trattamento tra impiegati e operai. In questo contesto il decennio di rivendicazioni sociali hanno portato ad esempio all’abolizione delle scuole speciali, in quanto in quelle generazioni l’attenzione era anche rivolta a chi soffriva cercando così di accorciare la forbice fra chi sta bene e chi sta male. Ora gli spazi non sono di relazione ma di consumo.

La politica era parte di noi : spesso il politico aveva rapporti, relazioni con la base a differenza dell’attuale classe dirigente fatta di professionisti della politica stessa che compaiono principalmente in televisione o nel web.

Raffaele Mantegazza : docente all’università Bicocca.

Mantegazza inizia il suo intervento dalla costatazione secondo la quale i giovani sono stanchi di sentirsi dire che noi eravamo bravi e loro no.

Va mutato l’approccio : il ’68 va raccontato per dire che anche noi eravamo fragili, avevamo paura e allora ci siamo messi insieme, così come fecero i partigiani, persone normali che hanno avuto la forza d’andare avanti.

I giovani soffrono molto, allora proviamo ad ascoltarli e a leggere i loro linguaggi.

Noi adulti non abbiamo grandi certezze ma proviamo a raccontare le nostre esistenze.

Dobbiamo partire dalle differenze tra noi e loro ed è in questo spazio dove l’adulto ascolta e racconta che nasce la relazione. Si può crescere solo con gli altri trasmettendo quella fiducia di base che nasce proprio perché si sta insieme e l’altro è parte di me.

Ad Arcore si è aperta una scuola di politica dove la partecipazione dei giovani è molto alta e i giovani vogliono apprendere . La paura si vince solo stando insieme.

Alba Sasso : la politica è in primo luogo rispetto verso gli altri. Don Milani scrisse che “amare i poveri è fare politica”.

Sasso osserva che attualmente il problema scolastico più urgente consiste nella lotta della dispersione scolastica(le statistiche indicano un tasso nazionale del 14%).

In Puglia è stato avviato un progetto, DRITTI A SCUOLA, che ha ridotto dal 26% al 20% il tasso regionale di dispersione.

Lo scopo della scuola dovrebbe essere di rendere visibili gli invisibili, entrando così in sintonia con l’articolo 3 della Costituzione che afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli al pieno raggiungimento del benessere della persona.

Alba Sasso sottolinea la necessità di domandarci quale cultura insegnare oggi a scuola, cosa va insegnato per far uscire i giovani dalla solitudine, dall’emarginazione.

In questa ottica risulta fondamentale partire dall’osservazione che se nel ’68 tutto progrediva, oggigiorno vi è una grande regressione per cui anche i migliori, per problemi economici, non s’iscrivono alle università, chi non sta bene non ha modo di crescere.

Impera l’individualismo più sfrenato per cui di fronte ai problemi la soluzione non è mai collettiva, solo il singolo va avanti.

La lezione di don Milani consiste nel rimboccarci le maniche, recuperando la funzione della scuola come luogo luogo che accoglie, creando relazioni.

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CINECITTA’ : IL LUOGO DEI SOGNI MADE IN ITALY

1 Febbraio 2018 Commenti chiusi

CINECITTA’ : IL LUOGO DEI SOGNI MADE IN ITALY

 

Siamo a Roma in via Tuscolana 1055, lontanissimi da uno dei più belli centri storici del mondo e lontani dalle folle di turisti che affollano quotidianamente la città eterna.

Siamo nell’agro Romano, avvolti e protetti dagli intramontabili pini e dai monti Albani, Sabatini e Sabini. L’aria è fresca e il clima è mite.

 

Stiamo per entrare in uno di quei luoghi che hanno fatto la Storia del Novecento in quanto entriamo negli studi della mitica Cinecittà, dove a partire dagli anni quaranta sono stati girati film importanti quali “Ben Hur”, “Cleopatra”solo per trattare di kolossal.

E’ noto che Cinecittà sia stato il luogo prediletto da Federico Fellini per girare i suoi film, in particolare il film “Casanova”, interamente girato all’interno del teatro di posa numero cinque, il più grande ed esteso ma qui l’elenco si allunga fino a Martin Scorsese, il cineasta affascinato dal cinema italiano e dalle sue validissime maestranze che girò il film “Gang of New York” nel 2002.

Una volta entrati la guida ci fa visitare l’area del forum romano con annessa la suburra; sembra tutto vero perché si riconoscono i classici templi romani, quali il pantheon, i palazzi imperiali, le botteghe e le abitazioni del popolino. Toccando le finte mura, le colonne, le case solo allora ci si accorge che sono state costruite con polistirolo, carta pesta, vetroresina. Si resta meravigliati dalla maestria e dalla sapienza e competenza di chi ha progettato e realizzato locations immense e realistiche.

Analogamente si resta stupiti quando si visita l’area che raffigura un tipico centro storico italiano con costruzioni medievali e rinascimentali con l’immancabile chiesa con l’annesso un imponente campanile !

Il culmine viene raggiunto quando si visita l’area “persiana”in cui scenografi e disegner hanno dato il meglio delle loro conoscenze in materia, aggiungendo quel pizzico di fantasia e creatività che rende calda , affascinante ed emozionante l’atmosfera. Sembra di essere nel bel mezzo dell’opera “Nabucodonosor” di Verdi , in cui il coro intona “Va pensiero”oppure di rivedere il Palazzo delle Terme di Salsomaggiore Terme, chiamato “IL BERZIERI”con le sue decorazioni interne ed esterne orientaleggianti.

Anche se tutto è finzione, si comprende bene come Cinecittà non sia un luogo irreale in quanto qui c’è tanta creatività, competenza, tecnologia “umana”per cui prevale il saper fare, la manualità, l’essere artigiani della materia creata al 100% che ricrea fedelmente l’ambientazione, il saper trarre il massimo dell’effetto luce in luoghi bui e scuri.

Questa è Cinecittà.

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