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PALAZZO DEL RE ENZO

8 Gennaio 2018

PALAZZO DEL RE ENZO , DOVE RIVIVE LA STORIA BOLOGNESE

Entrare nel Palazzo del Re Enzo equivale a entrare nel vivo della storia della città di Bologna e respirarne le idealità, i valori, oltre allo spirito municipale.

Siamo nel cuore pulsante del centro storico di Bologna ossia in Piazza Maggiore e più precisamente nel palazzo che ospitò per circa un ventennio il figlio dell’odiato imperatore Federico II di Svevia, Re Enzo per l’appunto. Tale palazzo, unito dopo un restauro al Palazzo del Podestà, rappresentava la sede del governo cittadino bolognese, era il luogo dove si radunava il popolo per assistere alle sedute del “libero comune”sotto la torre campanaria. Infatti grazie alla cattura di Re Enzo Bologna divenne un Comune libero e autonomo dal potere imperiale e la costruzione del palazzo avvenuta tra il 1244 e il 1246 ne costituisce il simbolo vivente e tangibile ; il visitatore, una volta superato il pozzo di pietra arenaria dietro al quale sono custodite le antiche armi da guerra e il celeberrimo carroccio(il carro decorato con i simboli del comune d’appartenenza su cui veniva celebrata la messa prima della battaglia), sale al primo piano dove viene accolto dallo scenografico “salone del podestà”affrescato dal pittore, incisore, illustratore dei libri di Pascoli e D’Annunzio, scultore Adolfo De Carolis.

Questo salone, una volta che la sede del comune fu trasferita nel vicino Palazzo Accursio, funzionò prima come aula di giustizia poi come teatro pubblico fino a quando con i restauri operati nel Novecento è diventato sede espositiva e congressuale.

Il ciclo dei sei affreschi è intitolato “Fasti della città di Bologna”e vuole raffigurare il Mondo antico con la fondazione della città da parte degli Etruschi, il Cristianesimo, il Medioevo con la l’istituzione della celebre università (1088), il periodo comunale e la Rinascita.

Sono proprio questi affreschi che fanno si che il visitatore respiri, tornando indietro nel tempo, quell’atmosfera di lotte per la libertà, per sottrarsi al giogo imperiale, per affermare la propria indipendenza da qualsiasi dittatore e oppressore.

In un affresco viene rappresentato un alto prelato(il papà, un vescovo) che dà la sua benedizione alla vittoria dei bolognesi sugli imperiali; senza dubbio nell’affresco si vuole sottolineare il lungo influsso esercitato dallo Stato della Chiesa su Bologna stessa(più di tre secoli) che portò alla costruzione dell’Archiginnasio come sede storica e unica dello Studio ossia dell’Università, oltre ad aver avuto ben cinque pontefici, tra cui va ricordato Gregorio XIII la cui statua troneggia sul balcone di palazzo Accursio. Tuttavia va ricordato che il popolo bolognese fu sempre orgoglioso della propria autonomia municipale a tal punto da voler costruire in tutta la sua magnificenza e monumentalità la basilica di San Petronio, patrono della città, in chiara opposizione alla Cattedrale di San Pietro, relegata in posizione secondaria , quasi periferica. Infatti i bolognesi avevano in mente di costruire una basilica che superasse per dimensioni la basilica di San Pietro in Vaticano e fu solo l’intervento papale a interrompere il cantiere di San Petronio.

Nel salone del Podestà si respira questo clima di libertà, d’orgoglio municipale che senza dubbio rappresenta il tratto d’unione di molte città, paesi sparsi sul territorio italiano. Gli affreschi “parlanti” sono dei ponti in quanto ci ricordano che molte alte città , molti “comuni” ebbero un passato simile a quello di Bologna; come non ricordare le lotte delle città toscane contro il potere imperiale, le stesse lotte tra i guelfi e i ghibellini, le controversie tra il Papato e l’Impero, come non ricordare, a titolo d’esempio, Dante Alighieri che nella “Divina Commedia”si scagliò violentemente contro lo spirito municipale, creatore solo di divisioni e di odi mai sopiti tra gli stessi abitanti !

Dante venne a più riprese a Bologna per approfondire le sue conoscenze di legge e la fisica aristotelica ed ebbe modo di conoscere la poesia volgare dei “Memoriali”, la poesia di Guido Guinizelli, il padre del “Dolce Stil Novo”.

Insomma a Palazzo del Re Enzo si respira la Storia.

 

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