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Archivio Dicembre 2017

FELLINI E PENNABILLI

11 Dicembre 2017 Commenti chiusi

FELLINI E IL GIARDINO PIETRIFICATO

 

A Bascio, frazione di Pennabilli, si erge da un’altura quel che resta di una torre d’avvistamento, forse c’era in quel sito un castello, un forte, chissà . Comunque la posizione risultava strategica per tutto coloro che avevano intenzione belliche. Era ed è un punto di passaggio, per cui Tonino Guerra ebbe la bella idea di costruire il cosiddetto “Giardino pietrificato”, una specie di piccolissimo cimitero o meglio come luogo di memoria per ricordare alcuni di quei personaggi che lasciarono traccia passando dalla ValMarecchia:

Abbiamo di fronte sette tappeti di ceramica, ognuno dei quali ricorda una forte personalità ; in questo modo incontriamo Giotto con il “Tappetto delle onde quiete”; secondo Guerra l’incontro del pittore toscano con la ValMarecchia fu fondamentale in quanto Giotto stesso rimase colpito dall’azzurro di queste terre che trasportò nei suoi affreschi. Poi è la volta di Dante con il “Tappetto dei pensieri chiari”; il Sommo Poeta dalla torre, costretto dall’esilio a cercare nuovi rifugi, poté vedere il mare, quindi la sospirata libertà, e raggiungere Ravenna.

Sempre sulla scia di Dante incontriamo il “Tappeto delle piramidi segrete”, con cui Guerra ricorda la figura di Buonconte da Montefeltro, avversario di Dante nella battaglia di Campaldino, che nell’atto estremo di morire, formando con le braccia una croce, fu salvato da un angelo mentre il diavolo, scatenando un acquazzone, trascinò il corpo nelle acque dell’Arno. Così la pietà di Guerra riuscì a trovare una degnissima sepoltura al valoroso condottiero. Poi troviamo il “Tappeto delle conchiglie montanare” con cui si ricorda il condottiero Uguccione della Faggiola, amico di Dante a Verona e con cui il poeta fiorentino condivise il sogno dell’unità dell’Italia attraverso la scalata dell’imperatore Enrico VII di Lussemburgo.

Tonino Guerra ricorda la figura del poeta Ezra Pound attraverso il “Tappeto dei pensieri oscuri”e Guerra è grato a Pound in quanto visitò il Tempio Malatestiano di Rimini e ne restò profondamente meravigliato.

 

Infine va ricordata la “Meridiana dell’incontro”, ubicata nell’Orto dei frutti dimenticati, dove s’incontrano i profili di due romagnoli illustri, Federico Fellini e Giulietta Masina.

E’ un omaggio all’arte del cinema che Tonino Guerra contribuì grandemente a elevare come sceneggiatore di tantissimi film d’autore.

 

Grazie Tonino Guerra

 

 

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Pennabilli

6 Dicembre 2017 Commenti chiusi

PENNABILLI

 

Siamo nell’Appenino tosco-romagnolo, nella provincia di Rimini, circondati da boschi, alture e da borghi modesti per dimensioni ma grandi per le bellezze storico-artistiche in essi contenuti.

Uno fra questi è senz’altro Pennabilli che sorge su due alture, Penna e Billi, dove vivevano le due omonime comunità per poi essere unite nel 1350. Siamo a quasi settecento metri sul livello del mare e la bella piazza dove sorge il Duomo, consacrato nel 1588 e dedicato a San Leone, accoglie i turisti.

Dalla piazza inizia un piacevolissimo percorso di conoscenza e valorizzazione del centro storico, fortissimamente voluto dal famosissimo poeta Tonino Guerra.

Tonino Guerra visse a Pennabilli negli ultimi trentanni della sua vita; si trasferì dalla natia Sant’Arcangelo di Romagna per godersi nella sua residenza (villa del mandorlo) la bellezza della natura che cambia durante le stagioni con i suoi suoni, silenzi, colori.

Tuttavia il museo diffuso del borgo romagnolo non vuole essere un semplice percorso dove i turisti possono ammirare le bellezze naturalistiche; è qualcosa di più, è un laboratorio dove natura e arte camminano a strettissimo contatto per la valorizzazione del paesaggio inteso come bene comune.

 

 

Il percorso, il viaggio che s’intraprende è costituito dai cosiddetti “Luoghi dell’anima”:

  • L’orto dei frutti dimenticati, dove sono coltivati specie di alberi quasi in via d’estinzione e recuperati quali il Melo limoncello, il fico verdino, il pero-cotogno, il giuggiolo. Accanto agli alberi che ci riportano indietro nei secoli con lo scopo di far rivivere quei sapori che sono stati alla base dell’alimentazione di generazioni di contadini che conoscevano bene i segreti degli alberi, sono state installate delle sculture e il “gelso della pace” come ricordo della visita del Dalai Lama nel 1994.
  • Santuario dei pensieri in cui compaiono sette pietre che attendono “per ascoltare parole belle e brutte”. E’ il luogo della riflessione, ma di una riflessione, sollecitata dalla lettura dei pensieri che fa emergere la parola, creazione tipicamente umana, che riesce a dare significato e valore a tutto ciò che ci circonda. Tonino Guerra ci riporta all’essenzialità, cosi così come fece Ungaretti, alla parola nuda e cruda che comunica, che cerca persone per rafforzarsi .In questa dimensione i semplici e genuini pensieri del poeta ci riportano alle origini della vita, alla sua magia e quindi all’ottimismo.

Analogamente quando Guerra scrive che il rumore di una foglia cadente “è assordante” in quanto indica che l’anno sta finendo, il poeta proietta in questa potente immagine il nostro stato d’animo nel vedere con i nostri occhi la fine di qualcosa, il tormento e la sofferenza che diventano rumorosi, “assordanti”.

  • Rifugio delle Madonne abbandonate dove appaiono in tutto il loro splendore immagini dipinte e realizzate in terracotta di Madonne: Guerra concepì questo spazio o meglio queste installazioni come “rifugio all’incuria e alle offese del tempo”.

Nel centro Italia, specie in Toscana, queste terrecotte invetriate molto resistenti agli agenti atmosferici e dotate di una straordinaria lucentezza, sono sparse e disseminate un po’ dovunque, nei vicoli, agli incroci delle strade, dei cammini dei pellegrini, nelle strade di campagna spesso accolte in edicole sacre per meglio essere protette permettendo ai devoti un intimo momento di preghiera.

Lodevole appare il recupero di queste autentiche opere d’arte poiché dietro un’immagine devota c’è una tradizione popolare, un racconto di vita, spesso un miracolo, che poco alla volta ha formato la comunità fino a diventare fattore d’identità.

  • La Madonna del Rettangolo di Neve costituisce l’esempio vivente della forza della tradizione locale e popolare : la leggenda narra che gli abitanti della località Cà Romano avessero deciso di costruire una chiesa dedicata alla vergine Maria, quando inaspettatamente ad Agosto nevicò; la neve caduta disegnò una forma rettangolare per cui gli abitanti interpretarono questo evento come segno che proprio dove si era formato il rettangolo dovevano costruire la chiesa. E’ una semplicissima chiesetta con all’interno una formella di ceramica con l’immagine della Madonna della neve, mentre sulla porta d’ingresso è raffigurata una grande foglia.
  • La Strada delle Meridiane : passeggiando per il centro storico il visitatore ha modo d’ammirare una serie di meridiane “artistiche “che si rifanno a capolavori della pittura italiana quali “Il martirio di San Sebastiano” di Antonello da Messina dove le ore sono le frecce dipinte nel costato, mentre il gnomone(l’asticciola la cui ombra segna le ore) è una freccia conficcata nell’ascella. Idea geniale !

Sempre passeggiando troviamo l’affresco “Putti intorno a un pozzo” di Andrea Mantegna; è un tipo d’orologio ad ore canoniche con cui venivano indicate le ore degli uffici religiosi in moda tale che la giornata fosse suddivisa in dodici ore. E’ come se il poeta romagnolo di fatto ci portasse a vivere la stagionalità del tempo, fatto di caldo e freddo, di morte e di nascita in un ciclo continuo, eterno.

  • L’Angelo coi baffi: siamo all’interno di una ex cappella dedicata ai caduti in cui dall’esterno, poiché non si può entrare, il visitatore ha modo di contemplare un dipinto raffigurante un singolarissimo angelo dall’aspetto umano in camicia e calzoncini nell’atto di dar mangiare agli uccelli. Attorno ci sono degli uccelli impagliati che cantano all’arrivo dei visitatori; a lato vi è il testo della poesia di Tonino Guerra da cui ha preso spunto l’istallazione.

L’angelo invece di volare come tutti gli altri angeli nei cieli celesti, stava all’interno di una casa di un cacciatore in cui c’erano i suoi trofei di caccia, gli uccelli impagliati; un giorno l’angelo con i batti lancia del granoturco agli uccelli che per miracolo incominciano a volare!

E’ una poesia dove il poeta concentra l’attenzione sugli ultimi, sugli emarginati vero simbolo di Dio.

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Valmarecchia, una valle indimenticabile

4 Dicembre 2017 Commenti chiusi

PENNABILI : UN MUSEO DIFFUSO TRA I PIU’ BELLI

 

Siamo nella Valmarecchia, nella provincia di Rimini. Sicuramente dal punto di vista paesaggistico abbiamo davanti una valle che offre molto al turista ; è una valle che seguendo il fiume Marecchia, inizia il suo percorso in Toscana per poi lambire la parte settentrionale delle Marche fino ad arrivare in territorio romagnolo nella città di Rimini. Questo territorio, prima di passare allo Stato della Chiesa, è stato dominio sia della famiglia dinastica dei Montefeltro(Signori di Urbino) sia della famiglia dinastica dei Malatesta (Signori di Rimini e di Pesaro), per cui sono transitate personalità artistiche illustri come Dante, che in Romagna era di casa, e il pittore ed architetto Giotto e Leon Battista Alberti che ridisegnò in forme classiche il Duomo, ossia il celeberrimo “Tempio Malatestiano.

La Valmarecchia tocca dei borghi tra i più suggestivi quali Verucchio, patria della famiglia Malatesta, l’imponente rocca di San Leo, dove fu rinchiuso l’enigmatico Cagliostro, la Repubblica di San Marino che domina la valle dal monte Titano.

 

 

Si tratta di una valle costituita da boschi interrotti da profonde scarpate che hanno dato origine a immense rocce su cui svettano San Leo, Verucchio e San Marino ; le rocce sarebbero i frammenti di un enorme lastra calcarea sospinta dal ventre della Terra a causa degli spostamenti dei ghiacciai.

Indubbiamente la Valmarecchia ha costituito una naturale scenografia per i potenti, per re, principi, duchi che volevano manifestare concretamente la propria forza ed ecco sulla strada principale le imponenti e massicce rocche quali San Leo,Verucchio e San Marino che con la sua larghissima cinta di mura si erge a paladina delle libertà e in quanto tale accolse da Roma l’eroe Giuseppe Garibaldi.

In queste terre, nel cuore della Romagna, è nato per poi essere tramandato di generazione in generazione il mito del poeta Dante Alighieri come profeta della patria, come padre spirituale dell’Italia, ossia di una nazione che non di fatto non esisteva in quanto divisa in stati e staterelli.

Quando si arriva a Verucchio, nella piazza del borgo accanto al municipio si erge il busto del poeta toscano, come a testimoniare che si tratta di una “gloria locale”che fa parte del DNA di quella terra. In effetti Dante soggiornò prima a Forlì per poi trasferirsi definitivamente a Ravenna: il celeberrimo episodio, narrato nella “Divina Commedia”, di Francesca Da Polenta di Ravenna e Paolo Malatesta di Rimini, al di là del tragico epilogo , è una prova della stretta alleanza fra le due potenti famiglie romagnole.

Così l’eredità di Dante, fautore dell’unità del “bel paese”, si diffuse tra le valli e i borghi romagnoli attraverso i cantori che andavano in paese in paese a “cantare” i divini versi del poeta toscano, che grazie alla sue doti diplomatiche riuscì a garantire pace alla Romagna.

Questa atmosfera di impegno civile e di ricerca di bellezza artistica la si ritrova, perfettamente armonizzata a Pennabili, il più bel borgo d’Italia.

 

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